BUDDISMO
Il
Buddhismo
o Buddismo
(sanscrito buddha-śāsana)
è una delle religioni più antiche e più diffuse al mondo.
Originato dagli insegnamenti di Siddhārtha
Gautama, comunemente si compendia nelle dottrine fondate sulle
Quattro
nobili verità (sanscrito Catvāri-ārya-satyāni).
Con il termine Buddismo si indica più in generale l'insieme di
tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali,
individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni
di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto
eterogeneo e diversificato. Sorto nel VI secolo a.C. come
disciplina spirituale assunse nei secoli successivi i caratteri di
dottrina filosofica e di religione "ateistica", a
partire dall'India il buddhismo si diffuse nei secoli successivi
soprattutto nel Sud-est Asiatico e in Estremo Oriente, giungendo,
a partire dal XIX secolo, anche in Occidente.
Storia
La
storia del Buddhismo inizia nel VI secolo a.C. Con la predicazione
Siddhàrtha
Gautama. Nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è
evoluta adattandosi ai vari Paesi, epoche e culture che ha
attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta indiana
elementi culturali ellenistici dell'Asia Centrale, dell'Estremo
Oriente e del Sud-Est Asiatico; la sua diffusione geografica fu
considerevole al punto di aver influenzato in diverse epoche storiche
gran parte del continente asiatico. La storia del Buddhismo, come
quella delle maggiori religioni, è anche caraterizzata da numerose
correnti di pensiero e scismi, con la formazione di varie scuole; tra
queste, le più importanti attualmente esistenti sono la scuola
Theràvada, le scuole del Mahàyàna e le scuole Vajrayàna.
I
fondamenti del Buddhismo.
All'origine
ed a fondamento del Buddhismo troviamo le Quattro nobili verità.
Si narra che il Buddha,
meditando sotto l'albero della bodhi, le comprese nel momento del
proprio risveglio spirituale.
Esse
riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del
Samyutta
Nikàya del
Canone pàli e
nel Canone cinese
nello
Zàhànjìng
(giapp. Zògon
agonkyò, collocato
nello Àhànbù ,
T.D.
99.2.1 a-373b) che è poi la traduzione cinese del testo sanscrito
Samyuktàgama al
cui interno è collocato il Dharmacakrapravartana
Sutra.
Questo
è sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha,
tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Samath
vicino
Varanasi
(detta anche Benares)
nel 528 a.C. Ai suoi primi cinque
discepoli,
all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya,
nell'odierno stato del Bihar,
aveva raggiunto il risveglio spirituale.
Esse riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Samyutta Nikàya del Canone pàli e nel Canone cinese nello Zàhànjìng (giapp. Zògon agonkyò, collocato nello Àhànbù , T.D. 99.2.1 a-373b) che è poi la traduzione cinese del testo sanscrito Samyuktàgama al cui interno è collocato il Dharmacakrapravartana Sutra.
Esse riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Samyutta Nikàya del Canone pàli e nel Canone cinese nello Zàhànjìng (giapp. Zògon agonkyò, collocato nello Àhànbù , T.D. 99.2.1 a-373b) che è poi la traduzione cinese del testo sanscrito Samyuktàgama al cui interno è collocato il Dharmacakrapravartana Sutra.
Questo
è sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha,
tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Samath
vicino
Varanasi
(detta anche Benares)
nel 528 a.C. Ai suoi primi cinque
discepoli,
all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya,
nell'odierno stato del Bihar,
aveva raggiunto il risveglio spirituale.
Questo
discorso è quindi anche detto il “Discorso di Benares”,
fondamentale per il Buddhismo, che da questo prende le mosse, tanto
da farlo considerare l'evento che da inizio al Dharma
(
sans. Dhamma,
pàli),
ossia la dottrina Buddhista. La ricorrenza di questo evento è
infatti festeggiata nei paesi di tradizione theravàda con la festa
di Magà Puja, il
“giorno del Dhamma”. Da altri è invece considerato il punto di
inizio della prima comunità
buddhista,
formata proprio da quei cinque asceti che lo avevano abbandonato anni
prima sfiduciati dopo essere stati a lungo suoi discepoli.
In
questo discorso si identifica il Buddhismo come “La via di mezzo”
in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana
di condotta di vita evitando tanto gli eccessi egli assolutismi,
quando il lassismo e l'individualismo.
Nell'esposizione
di questo insegnamento il Buddha
enuncia
le Quattro nobili
verità,
frutto del proprio risveglio spirituale testé raggiunto. Queste
“Quattro Nobili Verità” contemplano l'aspetto pratico della
condotta di vita e della pratica spirituale buddhista nel cosidetto
Nobile ottuplice
sentiero,
che costituisce il secondo cardine dottrinale del Buddhismo.
I
punti salienti della visione buddhista della “realtà percettiva”
indirizzata dall'insegnamento del Buddha,
sono:
- la dottrina della sofferenza o duhkha, ossia che tutti aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza qualora li si voglia trattenere ed essi cessano, oppure si voglia si voglia spararsene ed essi permangono.
- La dottrina dell'impermanenza, o anitya, ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione con la decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono;
- la dottrina dell'assenza di un io eterno ed immutabile, la cosidetta dottrina dell'anàtman come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti.
Tale
visione è integrata nella.
- Dottrina della coproduzione condizionata, ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega l'uomo alle illusioni ed agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale;
- dottrina della vacuità che insiste sull'esistenza di una proprietà intrinseca nei composti e nei processi che formano la realtà e sulla stretta interdipendenza degli stessi.
Un
elemento importante del Buddhismo, riportato in tutti i Canoni,
è la conferma dell'esistenza delle divinità come già proclamate
della letteratura religiosa
vedica (i
deva, tuttavia,
nel Buddhismo sono sottomessi alla legge del karma
e
la loro esistenza è condizionata dal samsàra).
Cosi nel Majjhima
Nikàya dove
al brahmano Sangarava che gli chiedeva se esistessero i Deva,
il Buddha storico rispose: << I Deva esistono! È questo è un
fatto che io ho riconosciuto e su cui tutto il mondo è d'accordo>>.
Sempre nei testi che raccolgono i suoi insegnamenti, testi
riconosciuti tra i più antichi in assoluto e conservati sia nel
Canone pàli che
nel Canone cinese
e che storiografia contemporanea inquadra nel termine. Agama-Nikàya,
il
Buddha storico consiglia a due brahmana
che
dopo aver dato da mangiare a uomini santi, si debba dedicare questa
azione alle divinità (Deva)
locali che restituiranno l'onore concesso loro assicurando il
benessere dell'individuo (Digha-nikàya).
È evidente, a partire da questi due antichi brani, la certezza da
parte del Buddha storico che le divinìtà esistessero e andassero
onorate. A differenza, tuttavia, delle altre correnti religiose
dell'epoca, il Buddha ritiene che le divinità non possano dare all'uomo
la salvezza del Samsàra,
né un significato ultimo della propria esistenza. Va precisato,
peraltro, che non esiste, né è mai esistita alcuna scuola buddhista
al mondo che affermi, o abbia affermato, la inesistenza delle
divinità. Tuttavia la totale mancanza di centralità delle divinità
nelle pratiche religiose e nelle dottrine buddhiste di tutte le
epoche ha fatto considerare, da parte di alcuni studiosi
contemporanei, il Buddhismo come una religione 'atea'.


Nessun commento:
Posta un commento