martedì 18 febbraio 2014

BUDDISMO


BUDDISMO


Il Buddhismo o Buddismo (sanscrito buddha-śāsana) è una delle religioni più antiche e più diffuse al mondo. Originato dagli insegnamenti di Siddhārtha Gautama, comunemente si compendia nelle dottrine fondate sulle Quattro nobili verità (sanscrito Catvāri-ārya-satyāni). Con il termine Buddismo si indica più in generale l'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato. Sorto nel VI secolo a.C. come disciplina spirituale assunse nei secoli successivi i caratteri di dottrina filosofica e di religione "ateistica", a partire dall'India il buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est Asiatico e in Estremo Oriente, giungendo, a partire dal XIX secolo, anche in Occidente.


Storia

La storia del Buddhismo inizia nel VI secolo a.C. Con la predicazione
Siddhàrtha Gautama. Nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è evoluta adattandosi ai vari Paesi, epoche e culture che ha attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta indiana elementi culturali ellenistici dell'Asia Centrale, dell'Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico; la sua diffusione geografica fu considerevole al punto di aver influenzato in diverse epoche storiche gran parte del continente asiatico. La storia del Buddhismo, come quella delle maggiori religioni, è anche caraterizzata da numerose correnti di pensiero e scismi, con la formazione di varie scuole; tra queste, le più importanti attualmente esistenti sono la scuola Theràvada, le scuole del Mahàyàna e le scuole Vajrayàna.


I fondamenti del Buddhismo.

All'origine ed a fondamento del Buddhismo troviamo le Quattro nobili verità. Si narra che il Buddha, meditando sotto l'albero della bodhi, le comprese nel momento del proprio risveglio spirituale.

Esse riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Samyutta Nikàya del Canone pàli e nel Canone cinese nello Zàhànjìng (giapp. Zògon agonkyò, collocato nello Àhànbù , T.D. 99.2.1 a-373b) che è poi la traduzione cinese del testo sanscrito Samyuktàgama al cui interno è collocato il Dharmacakrapravartana Sutra.

Questo è sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha, tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Samath vicino Varanasi (detta anche Benares) nel 528 a.C. Ai suoi primi cinque discepoli, all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya, nell'odierno stato del Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale.
Esse riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Samyutta Nikàya del Canone pàli e nel Canone cinese nello Zàhànjìng (giapp. Zògon agonkyò, collocato nello Àhànbù , T.D. 99.2.1 a-373b) che è poi la traduzione cinese del testo sanscrito Samyuktàgama al cui interno è collocato il Dharmacakrapravartana Sutra.

Questo è sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha, tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Samath vicino Varanasi (detta anche Benares) nel 528 a.C. Ai suoi primi cinque discepoli, all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya, nell'odierno stato del Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale.

Questo discorso è quindi anche detto il “Discorso di Benares”, fondamentale per il Buddhismo, che da questo prende le mosse, tanto da farlo considerare l'evento che da inizio al Dharma ( sans. Dhamma, pàli), ossia la dottrina Buddhista. La ricorrenza di questo evento è infatti festeggiata nei paesi di tradizione theravàda con la festa di Magà Puja, il “giorno del Dhamma”. Da altri è invece considerato il punto di inizio della prima comunità buddhista, formata proprio da quei cinque asceti che lo avevano abbandonato anni prima sfiduciati dopo essere stati a lungo suoi discepoli.

In questo discorso si identifica il Buddhismo come “La via di mezzo” in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana di condotta di vita evitando tanto gli eccessi egli assolutismi, quando il lassismo e l'individualismo.

Nell'esposizione di questo insegnamento il Buddha enuncia le Quattro nobili verità, frutto del proprio risveglio spirituale testé raggiunto. Queste “Quattro Nobili Verità” contemplano l'aspetto pratico della condotta di vita e della pratica spirituale buddhista nel cosidetto Nobile ottuplice sentiero, che costituisce il secondo cardine dottrinale del Buddhismo.

I punti salienti della visione buddhista della “realtà percettiva” indirizzata dall'insegnamento del Buddha, sono:

  1. la dottrina della sofferenza o duhkha, ossia che tutti aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza qualora li si voglia trattenere ed essi cessano, oppure si voglia si voglia spararsene ed essi permangono.
  2. La dottrina dell'impermanenza, o anitya, ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione con la decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono;
  3. la dottrina dell'assenza di un io eterno ed immutabile, la cosidetta dottrina dell'anàtman come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti.

Tale visione è integrata nella.

  • Dottrina della coproduzione condizionata, ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega l'uomo alle illusioni ed agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale;
  • dottrina della vacuità che insiste sull'esistenza di una proprietà intrinseca nei composti e nei processi che formano la realtà e sulla stretta interdipendenza degli stessi.

Un elemento importante del Buddhismo, riportato in tutti i Canoni, è la conferma dell'esistenza delle divinità come già proclamate della letteratura religiosa vedica (i deva, tuttavia, nel Buddhismo sono sottomessi alla legge del karma e la loro esistenza è condizionata dal samsàra). Cosi nel Majjhima Nikàya dove al brahmano Sangarava che gli chiedeva se esistessero i Deva, il Buddha storico rispose: << I Deva esistono! È questo è un fatto che io ho riconosciuto e su cui tutto il mondo è d'accordo>>. Sempre nei testi che raccolgono i suoi insegnamenti, testi riconosciuti tra i più antichi in assoluto e conservati sia nel Canone pàli che nel Canone cinese e che storiografia contemporanea inquadra nel termine. Agama-Nikàya, il Buddha storico consiglia a due brahmana che dopo aver dato da mangiare a uomini santi, si debba dedicare questa azione alle divinità (Deva) locali che restituiranno l'onore concesso loro assicurando il benessere dell'individuo (Digha-nikàya). È evidente, a partire da questi due antichi brani, la certezza da parte del Buddha storico che le divinìtà esistessero e andassero onorate. A differenza, tuttavia, delle altre correnti religiose dell'epoca, il Buddha ritiene che le divinità non possano dare all'uomo la salvezza del Samsàra, né un significato ultimo della propria esistenza. Va precisato, peraltro, che non esiste, né è mai esistita alcuna scuola buddhista al mondo che affermi, o abbia affermato, la inesistenza delle divinità. Tuttavia la totale mancanza di centralità delle divinità nelle pratiche religiose e nelle dottrine buddhiste di tutte le epoche ha fatto considerare, da parte di alcuni studiosi contemporanei, il Buddhismo come una religione 'atea'.


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