Shintoismo
Lo
Shintō
o Shintoismo
(talvolta italianizzato in Scintoismo)
è una religione nativa del Giappone. Prevede l'adorazione dei Kami,
un termine che si può tradurre come divinità,
spiriti
naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali
e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo
particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o
un evento naturale, come per esempio Amaterasu,
la dea del Sole. Il Dio dei cristiani in giapponese viene tradotto
come "kami". Anche le persone illustri, gli eroi e gli
antenati divengono oggetto di venerazione dopo la morte e vengono a
loro volta annoverati tra i kami. La parola Shinto
nasce dall'unione dei due kanji: 神
shin
che significa "divinità", "spirito"(il carattere
può essere anche letto come kami
in giapponese ed è a sua volta formato dall'unione di altri due
ideogrammi 示
"altare"
e 申
"parlare,
riferire"; letteralmente ciò che parla, si manifesta
dall'altare. 申
ne
determina anche la lettura) e 道
tò
in cinese Tao
("via", "sentiero" e per estensione; in senso
filosofico rende il significato di pratica o disciplina come in Judo
o Karatedo
o ancora Aikido
). Quindi, Shinto
significa letteralmente "pratica degli Dèi", "via
degli Dèi". In alternativa a Shinto,
l'espressione puramente giapponese — con il medesimo significato —
per indicare lo Shintoismo è Kami
no michi.
Il termine "shinto" viene adoperato anche per indicare il
corpo del nume, ovvero la reliquia presso cui il kami partecipa
materialmente (per esempio una spada sacra).
Nella
seconda metà del XIX secolo, nel contesto del Rinnovamento
Meiji
fu elaborato lo Shinto
di Stato
国家神道
(Kokka
Shintō,
国家神道),
che mirava a dare un supporto ideologico e uno strumento di controllo
sociale alla classe dirigente giapponese, e poneva al centro la
figura dell'impeatore
e della dea Amaterasu,
progenitrice della stirpe imperiale. Lo Shinto di stato fu
smantellato alla fine della seconda guerra mondiale, con
l'Occupazione del Giappone. Alcune pratiche ed insegnamenti
shintoisti che durante la guerra erano considerati di grande
preminenza ora non sono più insegnati o praticati mentre altri
rimangono grandemente diffusi come pratiche quotidiane senza però
assumere particolari connotazioni religiose, come l'Omikuji
(una forma di divinazione).
Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia originato alla fine dell'ultimo Periodo Jòmon. Esistono diverse teorie riguardo agli antenati del popolo giapponese odierno; la più accettata è quella che li indica come discendenti di popolazioni dell'Asia Centrale e Indonesia.
Periodo preistorico
Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia originato alla fine dell'ultimo Periodo Jòmon. Esistono diverse teorie riguardo agli antenati del popolo giapponese odierno; la più accettata è quella che li indica come discendenti di popolazioni dell'Asia Centrale e Indonesia.
(una forma di divinazione).
Storia della religione shintoista
Periodo preistorico
Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia originato alla fine dell'ultimo Periodo Jòmon. Esistono diverse teorie riguardo agli antenati del popolo giapponese odierno; la più accettata è quella che li indica come discendenti di popolazioni dell'Asia Centrale e Indonesia.
Più
probabilmente dopo l'arrivo dei primi antenati del popolo cinese,
ogni villaggio e area aveva la sua propria collezione di divinità e
riti senza alcuna relazione tra un culto locale e l'altro. In seguito
all'ascesa degli antenati dell'odierna famiglia imperiale giapponese
andò probabilmente a crearsi un pantheon stabile, anche se mai
definitivamente, in quanto anche oggi le divinità sono innumerevoli,
proprio perché considerate manifestazione della natura stessa, sacra
in ogni sua forma.
Storia
della religione shintoistaPeriodo preistorico
Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia originato alla fine dell'ultimo Periodo Jòmon. Esistono diverse teorie riguardo agli antenati del popolo giapponese odierno; la più accettata è quella che li indica come discendenti di popolazioni dell'Asia Centrale e Indonesia.
Più
probabilmente dopo l'arrivo dei primi antenati del popolo cinese,
ogni villaggio e area aveva la sua propria collezione di divinità e
riti senza alcuna relazione tra un culto locale e l'altro. In seguito
all'ascesa degli antenati dell'odierna famiglia imperiale giapponese
andò probabilmente a crearsi un pantheon stabile, anche se mai
definitivamente, in quanto anche oggi le divinità sono innumerevoli,
proprio perché considerate manifestazione della natura stessa, sacra
in ogni sua forma.
Con l'introduzione del Buddhismo e la sua rapida adozione a corte, divenne necessario spiegare l'apparente differenza tra il credo nativo giapponese e gli insegnamenti buddhisti. In effetti lo Shintoismo non ebbe un nome fino a che non divenne necessario distinguerlo dal Buddhismo. Quest'ultimo non penetrò spazzando via la precedente fede giapponese, ma al contrario contribuì al suo consolidamento. Esso legittimò infatti tutti gli dèi giapponesi, considerandoli come entità sovrannaturali intrappolate nel ciclo delle rinascite. Questa spiegazione venne più tardi contestata dalla corrente Kukai che considerava i kami come incarnazioni speciali del Buddha stesso. Per esempio collegò la dea del Sole, e antenata della famiglia imperiale, Amaterasu, a Dainichi Nyorai, una manifestazione del Buddha, il cui nome significa letteralmente "Grande Buddha Solare". Secondo questo punto di vista i kami erano semplicemente Buddha con un altro nome. Parallelamente alla teologia anche i due sistemi di valori andarono progressivamente a supportarsi e a scambiarsi elementi: c'è infatti una forte compatibilità tra gli insegnamenti naturalistici dello Shintoismo e quelli compassionevoli del Buddhismo.
La coesistenza e amalgama di Buddhismo e Shintoismo dai punti di vista dello Shinbutsu Shugo e del sincretismo ebbe larga diffusione fino alla fine del Periodo Edo. Nacque un rinnovato interesse negli studi giapponesi (Kokugaku), forse come risultato della politica del paese chiuso. Nel XVIII secolo con vari studiosi giapponesi, in particolare Motoori Norinaga (1730 -1801) furono vari tentativi di separare lo Shintoismo dalle influenze straniere. I tentativi non ebbero grande successo, sin dall'epoca del Nihonshoki, quando parti della teologia e del creazionismo shintoista vennero prese esplicitamente in prestito dalla dottrina cinese (per esempio le divinità procreatrici Izanami e Izanagi furono comparate alle energie del Tao, Yin e Yang). Questi tentativi prepararono comunque il terreno per l'introduzione dello Shintoismo di Stato, in seguito alla Restaurazione Meiji, con il quale Shintoismo e Buddhismo furono ufficialmente separati.
Relazioni con il Buddhismo
L'introduzione della scrittura nel V seolo e del Buddhismo nel VI secolo ebbero un profondo impatto nello sviluppo di un sistema unificato di credenze shintoiste. Nel giro di un breve periodo di tempo all'inizio del periodo Nara, il Kojiki (Memorie degli eventi antichi), ed il Nihonshoki (Annuali del Giappone, 720 circa) furono scritti compilando miti e leggende esistenti in un resoconto unificato. Questi resoconti avevano un duplice scopo: innanzitutto favorire l'introduzione di temi taoisti, confuciani e buddhisti nella narrativa, mirati a impressionare i cinesi dimostrando che la cultura giapponese non era inferiore alla loro; in secondo luogo queste narrazioni erano volte a legittimare la casa imperiale, facendola discendere dalla dea del Sole Amaterasu. La maggior parte del territorio del Giappone moderno era sotto un controllo frammentario da parte della famiglia imperiale, e gruppi etnici rivali confinanti (inclusi forse gli antenati degli Ainu) continuavano ad essere ostili. Le antologie mitologiche, insieme ad altre antologie di poesie come il Manyoshu, contribuirono a rafforzare la centralità della famiglia imperiale sostenendo e divinizzando il suo mandato governativo.Con l'introduzione del Buddhismo e la sua rapida adozione a corte, divenne necessario spiegare l'apparente differenza tra il credo nativo giapponese e gli insegnamenti buddhisti. In effetti lo Shintoismo non ebbe un nome fino a che non divenne necessario distinguerlo dal Buddhismo. Quest'ultimo non penetrò spazzando via la precedente fede giapponese, ma al contrario contribuì al suo consolidamento. Esso legittimò infatti tutti gli dèi giapponesi, considerandoli come entità sovrannaturali intrappolate nel ciclo delle rinascite. Questa spiegazione venne più tardi contestata dalla corrente Kukai che considerava i kami come incarnazioni speciali del Buddha stesso. Per esempio collegò la dea del Sole, e antenata della famiglia imperiale, Amaterasu, a Dainichi Nyorai, una manifestazione del Buddha, il cui nome significa letteralmente "Grande Buddha Solare". Secondo questo punto di vista i kami erano semplicemente Buddha con un altro nome. Parallelamente alla teologia anche i due sistemi di valori andarono progressivamente a supportarsi e a scambiarsi elementi: c'è infatti una forte compatibilità tra gli insegnamenti naturalistici dello Shintoismo e quelli compassionevoli del Buddhismo.
La coesistenza e amalgama di Buddhismo e Shintoismo dai punti di vista dello Shinbutsu Shugo e del sincretismo ebbe larga diffusione fino alla fine del Periodo Edo. Nacque un rinnovato interesse negli studi giapponesi (Kokugaku), forse come risultato della politica del paese chiuso. Nel XVIII secolo con vari studiosi giapponesi, in particolare Motoori Norinaga (1730 -1801) furono vari tentativi di separare lo Shintoismo dalle influenze straniere. I tentativi non ebbero grande successo, sin dall'epoca del Nihonshoki, quando parti della teologia e del creazionismo shintoista vennero prese esplicitamente in prestito dalla dottrina cinese (per esempio le divinità procreatrici Izanami e Izanagi furono comparate alle energie del Tao, Yin e Yang). Questi tentativi prepararono comunque il terreno per l'introduzione dello Shintoismo di Stato, in seguito alla Restaurazione Meiji, con il quale Shintoismo e Buddhismo furono ufficialmente separati.






