Chi
era veramente Gesù?
Chi
era Gesù? Alla luce dei risultati della ricerca storica moderna,
fondata sullo studio oggettivo di tutte le fonti disponibili,
possiamo affermare che Gesù è stato un riformatore
del Giudaismo, non un fondatore di
nuove religioni, tantomeno del Cristianesimo, che si è andato
configurando sviluppando solo alcuni decenni dopo la sua morte.
Gesù
era un rivoluzionario, più che un semplice riformatore, perché
ribaltò completamente la mentalità dell'epoca: il Giudaismo era
infatti una religione tipicamente nazionalista, legalista e
autoritaria, mentre
l'insegnamento di Gesù era assolutamente individuale,
interiore, spirituale.
Nel
Giudaismo fare il bene era un dovere da compiere sotto la spinta di
minacce anche fisiche, oltre che morali. Per Gesù fare del bene “fa
bene” innanzitutto a
chi lo fa.
Il
Gesù dei vangeli è più psicologo che predicatore religioso: non si
preoccupa molto di ciò che avviene dopo la morte, ma parla sempre
del QUI-ED-ORA e
dell'ATTEGGIAMENTO
MENTALE della persona,
INDIPENDENTEMENTE DALLE CONVINZIONI RELIGIOSE! Non a caso simpatizza
per i samaritani, considerati eredi dei giudei osservanti.
I
cristiani dovrebbero leggere seriamente i vangeli per scoprire che
Gesù non ha mai
chiesto a nessuno di cambiare la propria religione, nemmeno
ai pagani, semmai di mettere in discussione la
propria mentalità, la propria vita, i propri obbiettivi, i propri
valori.
I
vangeli sono pieni di modelli anticonformisti. È sempre l'altro
il diverso, l'eroe da
imitare. Non è il sacerdote o il fariseo, non è il bravo osservante
della legge, non è lo scrupoloso esecutore dei comandamenti a
suscitare la simpatia di Gesù, che anzi più volte ha manifestato di
essere profondamente anticlericale e contro ogni esteriorità
religiosa, vista sempre in sospetto di ipocrisia.
Gesù sta sempre dalla parte di coloro che sono oggetto di diffidenza se non di aperta discriminazione: i pubblicani, le prostitute, i poveri, i lebbrosi, i malati, i samaritani, persino gli invasori romani che, in quanto individui, sono comunque considerati meritevoli di ricevere quantomeno una parola di conforto.
Gesù e il contesto religioso del suo tempo
Ai tempi di Gesù la religione dei Giudei era essenzialmente legalista e giuridica, fatta di tradizione e regole, osservanza di rituali e festività, adempimento letterale dei comandamenti, innumerevoli divieti piuttosto che esortazioni positive, prescrizione inerenti i cibi puri ed impuri, digiuni.
Insomma
si trattava di pratiche fondamentalmente esteriori che poco o nulla
avevano a che fare con la sfera interiore degli individui, anzi, il
concetto stesso di individuo era quasi inesistente, schiacciato
dall'obbligo morale di doversi sentire collettivamente “popolo di
Dio” in modo massificato e compatto.
(Come
del resto avviene ancora oggi nell'islamismo) (questo l'ho aggiunto
io).
Gesù
capovolse questa prospettiva introducendo un elemento assolutamente
nuovo: l'amore incondizionato per il prossimo e
addirittura per i nemici diventava il basilare paradigma che
sostituiva la cieca osservanza della legge.
L'insegnamento
di Gesù di Nazareth trascendeva gli stessi confini confessionali
giudaici per divenite MESSAGGIO UNIVERSALE, non strettamente
religioso ma anche filosofico, etico, volto a risvegliare le
coscienze ad un modo nuovo e diverso di vedere sé stessi e gli
altri, la vita e la morte.
(questo
bisognerebbe inculcarlo nella testa dei nostri politici della CASTA,
se fosse necessario anche attraverso un tassello nel loro cranio onde
versare interamente le parole di Gesù, anche
questo lo aggiungo io)
Gesù
era apero anche a contributi culturali etereogenei rispetto alla
stretta osservanza giudaica. Ciò è documentato dalle corrispondenze
fra gli insegnamenti di Gesù e quello degli Esseni,
una comunità monastica molto particolare, vegetariana e pacifista,
studiosa delle FILOSOFIE ORIENTALI ( a questo proposito è
interessante notare certa somiglianza fra alcuni insegnamenti di Gesù
e il Dharma buddista)
La
divinizzazione di Gesù
Se
Gesù non fosse stato presentato in modo simile ad Eracle (Ercole) e
a Mithra, cioè come un essere semidivino, figlio di un Dio e di una
terrestre, eroe vittorioso sul male dopo aver affrontato varie
fatiche e prove, la diffusione della religione cristiana non
avrebbe potuto avere quel successo popolare che invece ottenne,
più fuori che dentro la Palestina, proprio perché essa era
immediatamente riconoscibile e familiare per tutte le genti
pagane.
In
mancanza del concetto postumo della "divinità" di Gesù,
il Cristianesimo, o comunque lo si volesse chiamare, sarebbe rimasto
ciò che era inizialmente, ovvero nient'altro che una sètta interna
dell'ebraismo (ovvero la Sètta dei Nazirei così chiamata
anche negli Atti degli Apostoli cap. 24) o si sarebbe estinto del
tutto.
Gesù
si definiva un Rabbi, un Maestro, non un essere soprannaturale. E'
vero che molti videro in lui il "Messia", ma nel contesto
ebraico il Messia era un LIBERATORE POLITICO, e l'ATTESA del Messia
in quei tempi era spasmodica proprio per via dell'occupazione romana.
Per
gli ebrei era intollerabile dipendere da uno Stato straniero, specie
se pagano e idolatra come i Romani.
Ad
ogni "Messia" spettava, tra l'altro, il titolo di: "figlio
di Dio", che nel contesto israelita era un titolo puramente
simbolico, mentre nella cultura greca non poteva che essere
percepito in modo METAFISICO e letterale, anche perché nella
religione greca era consueto postulare l'esistenza di esseri
semidivini "figli di un Dio" e di una umana (Eracle,
Dioniso, ecc.)
Le
leggende sulla sua origine divina e sul presunto concepimento
miracoloso sono molto tardive, essendo state elaborate solo quando il
Cristianesimo cominciava a diffondersi al di fuori del contesto
ebraico.
Quando
si leggono i vangeli va sempre tenuto presente che sono POSTERIORI
alle epistole di Paolo e alla sua zelante opera missionaria in
Grecia. Per questo, quando sono stati scritti, si è cercato di
raccontare i fatti in un modo facilmente comprensibile per chi
apparteneva alla cultura ellenico-romana, tanto più che Gerusalemme
era stata distrutta (nel 70 d.C.) e la nascente nuova religione non
poteva più contare sulla sua prima sede (che gli apostoli avevano
appunto fissato a Gerusalemme) ma doveva cercare di svilupparsi fra i
pagani, ovvero nel territorio dell'Impero.
Fu
soprattutto san Paolo, "l'Apostolo delle genti", a intuire
che per favorire la diffusione del Cristianesimo occorreva,
paradossalmente, SOSTITUIRE l'insegnamento di Gesù con il CULTO
DELLA SUA PERSONA, del suo corpo e del suo sangue, cosa che
poteva essere ben comprensibile per le masse popolari pagane e quindi
garantire un successo perlomeno numerico, se non qualitativo, alla
nuova religione.
Fu
così che il maestro Gesù divenne "il Cristo", da adorare,
da invocare, da utilizzare come protettore e mediatore nei confronti
della severa divinità, finalmente placata dalla morte di Gesù,
reinterpretata da san Paolo quale "sacrificio espiatorio"
per le colpe dell'umanità.
Perfino
IL NOME con cui sarà conosciuto Gesù è un ibrido sincretismo: Gesù
Cristo, ossia Joshua Cristòs, primo nome ebraico e secondo nome
greco.
Ma
ciò è anche anacronistico, perché Gesù non parlava greco, e
presumibilmente non sentì mai alcuno parlare in questa lingua. Lo
stesso nome "Gesù Cristo" già allude alla
"idolatrizzazione" pagana della sua figura.
Già
allora, come oggi, venivano compiute abilissime operazioni di
"IMMAGINE" per scopi puramente propagandistici e per
accattivarsi le simpatie dell'opinione pubblica.
Gesù
diventa "vittima espiatoria"
Per
i pagani di cultura greca e romana, ma anche per tutte le religioni
primitive, le divinità erano interpretate come tendenzialmente
ostili e vendicative, e dovevano essere pertanto "propiziate"
da sacrifici di animali in modo che l'aggressività del dio fosse
"saziata" e quindi "disinnescata", almeno
temporaneamente.
Dato
che Gesù fu condannato a morte, oltretutto come sovversivo e
agitatore di disordini, ciò aveva seriamente compromesso la sua
reputazione, perché sia ebrei che pagani ritenevano che chi avesse
il favore della divinità doveva, al contrario, essere immune da
sventure e protetto da ogni pericolo.
Infatti,
il movimento di Gesù, dopo la sua morte, era allo sbando. I Vangeli
descrivono gli stessi apostoli come scoraggiati e demotivati.
Un
primo tentativo di "rilanciare" l'entusiasmo tra i seguaci
di Gesù fu la diffusione del mito della sua presunta resurrezione,
sebbene in molte varianti contraddittorie, tutte riportate nei
vangeli, compresa la variante più posteriore, quella che fa seguire
la resurrezione dall'ascensione fisica in cielo.
Nient'altro
che miti ebraici: ai pagani la resurrezione non diceva nulla, infatti
negli Atti degli apostoli leggiamo che i greci dileggiarono l'ipotesi
della resurrezione fisica di un morto (Atti 17).
Ciò
che "salvò" il movimento di Gesù dalla probabile
estinzione non fu quindi il mito della resurrezione, né la
predicazione degli apostoli, che non produsse alcun risultato fuori
dal ristretto ambiente palestinese, ma fu l'ABILITA' DI PAOLO, che
reinterpretando la crocifissione come "sacrificio"
NON per i soli ebrei ma per tutta l'umanità, rese internazionale
la nuova religione perché, come si diceva, l'idea di un
SACRIFICIO ESPIATORIO era immediatamente comprensibile in quanto
archetipo universale già noto a tutte le tradizioni antiche.
Ciò
avvenne non senza aspre polemiche con la chiesa "ufficiale"
dell'epoca, ovvero quella di Gerusalemme, gestita dagli apostoli, che
al contrario di Paolo ritenevano il "cristianesimo" (anche
se non si chiamava ancora così) nient'altro che un modo nuovo di
intendere la religione ebraica.
Infatti,
per molti anni, nella primitiva chiesa cristiana l'ala cosiddetta
"giudaizzante" riteneva che se un pagano voleva seguire
l'insegnamento di Cristo, doveva innanzitutto farsi CIRCONCIDERE,
e diventare ebreo d'adozione.
Paolo
vedeva in questa regola un grosso limite all'espansione delle "sue"
chiese, ovvero quelle che si trovavano in area greca, e del suo ruolo
piuttosto ambizioso di "apostolo delle genti" e si
addirittura si ribellò fermamente a Pietro, da lui chiamato
"ipocrita" perché si faceva influenzare da coloro che
Paolo chiamava con disprezzo "quelli della circoncisione"
(l'episodio è descritto nell'epistola di Paolo ai Galati, cap. 2)
Perché
proprio il "sacrificio" di Gesù doveva avere un così
grande valore? Perché Gesù non era un uomo "normale",
secondo la nascente apologia cristiana, ma un semidio, figlio del Dio
degli ebrei e di una terrestre, ovviamente vergine, come tutte le
madri di tutti gli esseri semidivini mediterranei, a partire dalla
popolarissima ISIDE che già veniva raffigurata con il bambino in
braccio (HERO).
La
figura mitologica di ISIDE (e di molte altre divinità femminili)
sarà poi letteralmente TRASFERITA SU MARIA, la madre di Gesù. A
distanza di 2000 anni, Maria viene ancora rappresentata con le
caratteristiche fisiche dell'egiziana ISIDE, e non con quello che
doveva essere l'aspetto di una ragazza palestinese.
Appartengono
al culto di ISIDE anche le consacrazioni delle "grotte",
in quanto divinità legata alla Terra. Certamente i devoti che si
recano a Lourdes o in altri luoghi "mariani" non immaginano
che la Grande Madre la cui statua è posta nelle grotte è ISIDE
e non Maria.
NOTA
I pagani non potevano accettare il culto di un uomo che non avesse una qualche origine "divina", per quanto eroico e meritevole.
I pagani non potevano accettare il culto di un uomo che non avesse una qualche origine "divina", per quanto eroico e meritevole.
Era IMPENSABILE una
diffusione in area ellenica del Culto di un UOMO per di più un
semplice "figlio di un falegname". Era anche improbabile
che i Greci e i Romani si convertissero al monoteismo di
JAHWEH, il Dio di Israele.
Perciò la Chiesa
del primo secolo ha dovuto "provvedere" aggiungendo al
Vangelo di Matteo e di Luca (ancora erano delle semplici tradizioni
orali) il racconto leggendario della nascita da una Vergine,
come la cultura dominante esigeva. Di tale racconto non c'è traccia
nei Vangeli di Giovanni e di Marco, nonché in alcun'altra parte del
Nuovo Testamento.
Negli stessi vangeli
di Matteo e di Luca il racconto della nascita miracolosa è aggiunto
posteriormente, con un diverso stile letterario. Chiunque può
infatti constatare, anche da una semplice lettura, che il vero inizio
del Vangelo di Matteo corrisponde al secondo capitolo.
Un UOMO-DIO che
oltretutto venisse "sacrificato" come "vittima
espiatoria" era invece la soluzione perfetta, PERCHE' RIASSUMEVA
TUTTI I MITI RELIGIOSI MEDITERRANEI. Gesù non era "solo"
ERCOLE (ERACLE), ma anche MITRA, APOLLO, MERCURIO, ecc. Un simile
"Cristianesimo" era l'esperanto delle Religioni.
Peraltro anche in
seguito il Cristianesimo (nella sua forma cattolica) manterrà questa
caratteristica, ovvero di poter FAGOCITARE e di APPROPRIARSI di
qualsiasi tipo di culto, tradizione, devozione, adattandola ed
eventualmente adattandosi.
L'esempio più
lampante potrebbe essere il NATALE DEL SOLE (praticamente la festa
del solstizio d'Inverno, il "Dies Natalis Solis Invicti")
che diventa gradualmente, almeno vari secoli dopo Cristo, il NATALE
DI GESU'.
Il pagano DIO
PROTETTORE (dei fornai, dei macellai, dell'amore, delle messi, ecc.)
è diventato il SANTO PATRONO dei fornai, dell'amore, ecc. MANTENENDO
DI SOLITO lo stesso giorno commemorativo.
Ma esistono anche
esempi recenti: la FESTA LAICA DEL 1° MAGGIO è recentemente
diventata la FESTA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE. Un vero e
proprio furto di date, finalizzato a compiacere ed attrarre
l'attenzione della gente, da parte di una Religione mai sazia di
popolarità, di consensi esteriori, di dominio sulla credulità
popolare.
Gesù
non si occupava di RELIGIONI ma dell'UOMO
Si
noti che Gesù non ha mai presentato una visione della sfera
spirituale di tipo mercanteggiante, ovvero finalizzata a presunti
benefici da realizzarsi nell'aldilà. Gesù è sempre concentrato
sull'interiorità dell'uomo, sul suo essere qui-ed-ora, sulla mente.
A
coloro che venivano guariti da malattie autosuggestive (come la
paralisi isterica, Gesù diceva: "la tua fede ti ha
salvato". Dunque: "la tua mente". Nessun
intervento magico o miracolistico, semplicemente Gesù riteneva che
la nostra mente può "spostare le montagne". Non la
religione, non i riti né i sacrifici, e nemmeno Dio, ma la nostra
fede, ovvero la profonda intenzione della nostra mente.
Basti
pensare a celebri detti di Gesù come "chi vuole salvare la sua
vita la perderà" oppure "non siate ansiosi per il futuro".
Secondo
Gesù, la condizione umana richiede di essere riscattata, "salvata",
dal proprio stato di sofferenza attraverso un cammino di illuminata
comprensione e consapevolezza, basata NON SULLE COSE ESTERIORI (come
appunto cerimonie religiose, ecc.) ma sull'INTERIORITA' ("Il
Regno di Dio è dentro di voi") che non ha bisogno di RIVERENTI
OBBEDIENZE A POTERI RELIGIOSI ("Non chiamate nessuno sulla terra
vostro Padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei
cieli") ma di RITROVARE SE' STESSI NELLA MEDITAZIONE ("Quando
preghi, chiuditi a chiave nella tua cameretta")
Gesù,
il Monoteismo e la "fede non religiosa"
Si
potrebbe certamente osservare che Gesù, da bravo ebreo, fa
costantemente riferimento al concetto di Dio.
Tuttavia
possiamo osservare alcuni elementi interessanti:
Innanzitutto,
Gesù non teorizza un "intervento" divino nella sfera
umana, e NON C'E' una comoda "PROTEZIONE DIVINA" ma l'uomo
deve comunque assumersi le sue responsabilità, valutare le sue
possibilità e soprattutto gli EFFETTI del suo agire.
Infatti,
quando Gesù prese posizione su una catastrofe che accadde in quel
periodo (chissà perché ma questo è uno degli episodi dei vangeli
meno conosciuti) ovvero il crollo della torre di Siloe, che uccise 18
persone, non disse che si trattava di una "punizione divina",
né ritenne che Dio doveva occuparsi di proteggere le persone dalle
catastrofi naturali o comunque imprevedibili.
Si
trattava di un semplice accadimento "casuale" che NON
DOVEVA ESSERE STRUMENTALIZZATO per ricavarne alcun principio (vangelo
di Luca, cap. 13).
Egli
affermò tuttavia che sia chi muore in simili incidenti sia
chi sopravvive, si trovano esattamente nella stessa condizione,
perché il vero bene per dell'uomo non è "sopravvivere alla
morte" ma "convertirsi", ovvero ricercare quella
trasformazione interiore senza la quale non c'è molta differenza
qualitativa tra vivere, sopravvivere o morire.
Quindi
Gesù è senz'altro concentrato non su un mero attaccamento alla vita
fisica, ma su una dignità umana QUALITATIVA.
In
pratica, sebbene Gesù si trovi in un contesto ebraico abituato a
schemi profondamente monoteisti, si può osservare che nel suo
insegnamento il concetto di Dio è più "teologico" che
metafisico. Una metafora che aiuta a capire, non una dottrina da
credere o imparare.

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